American Horror Story

Arriverà il prossimo 8 novembre su Fox la serie tv American Horror Story (in America questa sera andrà in onda la quinta puntata). Una famiglia di Boston, gli Harmon, si trasferiscono sulla costa ovest, a Los Angeles (California). Ben Harmon (Dylan McDermott, The Practice) è uno psichiatra, con una storia di infedeltà (scoperta dalla moglie) alle spalle, che sta tentando di tutto per salvare il suo matrimonio. Vivien Harmon (Connie Britton, Friday Night Lights) è una donna gioviale e aperta, ma messa a dura prova sopratutto psicologicamente dal tradimento del marito, come se il mondo le fosse caduto addosso rendendola insicura nei confronti di tutto e tutti. La loro unica figlia, Violet Harmon (Taissa Farmiga, in pratica al suo esordio), è una conturbante teenager, alle prese con le difficoltà tipiche della sua età, acuite dal trasferimento e dai problemi relazionali dei suoi genitori.

Una famiglia americana come tante, insomma. Ma la vera protagonista della serie è la loro nuova casa. Una casa “maledetta”, in cui nel corso degli anni sono stati commessi alcuni omicidi dei quali noi spettatori siamo messi al corrente mediante flashback (eccezion fatta per il fatto di sangue più recente, infatti, la famiglia Harmon è infatti all’oscuro di quanto successo nella magione nel corso degli anni). Tuttavia, non sempre nei flashback vediamo questi omicidi fino al termine, e dunque alcuni potrebbero non essersi consumati fino in fondo, visto che alcuni dei vecchi occupanti della casa continuano ad interagire con i nuovi occupanti nella vita di tutti i giorni. E’ come se ci si trovasse in un Samhain perenne, con la linea di separazione tra vita e morte assolutamente inesistente. Ma solo di alcuni sappiamo con certezza se sono vivi oppure morti. Ma questa “certezza” reggerà con lo scorrere delle puntate? Per non parlare poi degli strani vicini, tra i quali vi è l’insopportabile Constance (Jessica Lange)…

Mi fermo qui, non voglio svelare di più, se non sottolineare quel non so che di “politicamente scorretto” che questa serie ci offre: invalidi e affetti da sindrome di down (alcuni degli altri personaggi che ruotano attorno alla casa) non solo non ci provocano empatia, ma sono lì apposta per provocare in noi timore e disagio. E ci riescono benissimo.

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